Dove andremo a finire (o dove siamo finiti) se....
#381
Posted 24 February 2010 - 12:39 PM
Siamo alla schizofrenia totale. Basta vedere la finta ricostruzione dell'Aquila. Dove sono state costruite 19 "newtown" che sembrano tanti casermoni stile ospedale, e si è lasciato morire il centro storico. Che è rimasto fermo al 6 aprile, con tutte le macerie ancora in bella esposizione nelle piazze. Peccato che queste cose la tv non le faccia vedere. Tranne Annozero e Presa diretta.
Come dicevo nel mio ultimo post qui, di appena un mese fa, siamo il paese dell'emergenze. E dove infatti puntualmente affidiamo tutto, anche la gestione dei festeggiamenti per i 150 anni dall'Unione d'Italia, alla Protezione Civile! Che sta diventando sempre di più un volgare procacciatore d'affari. Certo era davvero imprevedibile pensare che nel 2011 sarebbero stati 150 anni dall'Unione d'Italia. Solo il mago Otelma ci poteva arrivare!
Stamattina ho scambiato qualche mail con un mio caro amico che mi ha risposto con uno sfogo che vorrei farvi leggere, perchè io stesso lo sottoscriverei parola per parola.
"....grandi i miei amici di fastweb, anche loro manone nella marmellata...che paese avvilente che siamo...ieri sentivo alla radio che in Norvegia o giu di lì dalla ***** che finisce nelle fogne riescono a trasformarla in energia.... perchè non sono nato lì?? come ad amsterdam, tutti bellini civili con le loro bici, i loro tram, tranquilli e con ritmi di vita mooooolto meno stressanti dei nostri?? come sfuggire a questo paese in declino vertiginoso, che sta sprofondando sotto tutti i punti di vista? dice che non è di nuovo "tangentopoli"..è vero, ha detto bene Casini(!) non lo è.. è peggio perchè prima si rubava per il partito adesso per sè! almeno quando venne fuori tangentopoli tutti si indignavano, c'era ancora un senso comune civico, di onestà diffusa..adesso siamo ai livelli minimi di questo paese, la corruzione è dentro ognuno, tutti pensano per sè, egoisti, approfittatori e spregiudicati, sopraffattori del prossimo...un paese alla deriva, senza moralità e senso del bene comune.. è stato il Berlusconismo a portarci a questo o lui è semplicemente l'espressione migliore di gran parte degli italiani?? io propendo per la seconda, Berlusconi VINCE le elezioni, non ha fatto colpi di stato, lui vince perchè rappresenta la maggioranza del popolo italiano! io non riesco nemmeno più a arrabbiarmi con lui o frustrarmi dal lodo alfano, processo breve, legittimo impedimento perchè il problema non è lui, sono GLI ITALIANI!!! Perchè altrimenti adesso alle elezioni a marzo in un paese di gente normale verrebbe umiliato, stracciato, costretto alle dimissioni ed invece sai cosa succederà? che vincerà, e alla grande!! sono io che mi sento stonato in questo paese, non è lui l'alieno! lui LI RAPPRESENTA.. è finito tutto in questo paese, tutto quello di buono che c'era... non basterebbe mandare a casa Berlusconi, ci vorrebbe una rivoluzione delle coscienze, un ritorno a dei sani principi ma partendo dal basso! la gente si schifa della politica, ma sembra che il popolo sia diverso...loro sono così perchè rappresentano esattamente il popolo!!! dovremo sorbirci berlusconi a lungo.. e credi che dopo che non ci sarà più lui cambierà qualcosa? no finchè non cambierà la gente, troveranno un altro come lui da mettere lì! non mi sono mai sentito in vita mia così poco fiero di essere italiano, adesso sono a un punto che me ne vergogno anche...scusa per lo sfogo ritornerò a parlare del mio piccolo orticello, l'unica cosa che conta veramente oramai."
Siamo veramente alla frutta.
Marcia però.
W l'Italia, W Sanremo, W Emanuele Filiberto!
#382
Posted 01 March 2010 - 12:27 AM
hai perfettamente ragione.
Io che studio, studio tanto, come un forsennato perché credo che un giorno diventerò qualcuno, ascolto la voce della verità che mi dice "non illuderti, non è così facile". In una città dove i miei stessi concittadini sanno cosa significa campare di imbrogli nei confronti dello stato, anche noi che a volte siamo stati spietati mangiando dalle tasche della regione, delle assicurazioni, arrivando a volte anche all'europa, ci rendiamo conto che siamo arrivati all'osso. Al nostro, purtroppo. Sì, perché l'italia è fatta da noi e noi tutti "mangiando" non abbiamo fatto nient'altro che rosicchiare la carne dalle nostre gambe, che ora non riescono più a camminare.
Quando penso alla proposta che mi ha fatto un amico mi chiedo se non avessi fatto bene ad accettarla, ossia partire come disc jockey sulle navi da crociera e cirare il mare in lungo ed in largo a divertirmi tutte le sere, ed essere pagato profumatamente.
Invece, come tanti italiani, ho deciso di rimanere e studiare qui.
Se molti cervelloni vanno via dall'Italia dovrò andare via anche io? Dopotutto non chiedo niente di particolare: potermi permettere anche un mutuo e non aver paura di non riuscire ad arrivare a fine mese, per una casa modesta dove vivere con mia moglie e i miei due, o tre figli e non fargli mancare nulla di necessario, magari anche con qualche piccolo sfizio...piccolo, niente di che: l'iscrizione in palestra, l'abbonamento ad una rivista...
Dallo stipendio di un impiegato lo stato detrae dal 37% al 43%. Vale a dire che su 2000 euro lo stato te ne toglie circa 800. Se lavorasse solo metà italia lo stato guadagnerebbe 24 miliardi di euro al mese. In pratica saneremmo il debito pubblico in 6 mesi scarsi. In un anno potremmo costruire il ponte sullo stretto di Messina, o incentivare l'economia che già c'è. E non ho contato il resto degli introiti che lo stato ha, per esempio il 4% di iva su ogni pezzo di pane che compriamo, che corrisponde a circa 14.400.000 di euro a mese...
...Devo andare avanti?
Dove finiscono questi soldi? Qui a Napoli non di certo, visto che le strade sono davvero paragonabili a quelle di Bagdad (ahimè, poveri loro). Nella sanità, beh, non ne parliamo...
Da me non avrete un centesimo, io me ne vado all'estero, dove queste schifezze non accadono.
...anzi, se si potesse come tanti anni fà, mi isolerei dal mondo...

---
nella vita non è importante se si sbaglia, quanto il coraggio di tentare...
#383
Posted 06 March 2010 - 10:25 AM
In una settimana, prima hanno censurato i pochi programmi di informazione, proprio in campagna elettorale quando più ce ne sarebbe bisogno.
Ed ora hanno cambiato, di forza, la legge elettorale in corsa per i loro comodi.
Avrei da scrivere un romanzo per sfogarmi un po'.
Ma d'altronde a cosa servirebbe?
Ormai il popolo italiano è davvero perso, come sono persi tutti i punti di riferimento e qualunque parvenza di democrazia. Come si diceva in un film: "L'unica regola è che non ci sono regole". Ovviamente per chi le fa, le regole.
Passo dopo passo si erodono nuovi pezzi di democrazia e delle regole che costituiscono il cardine della società civile.
E lentamente, si va verso una dittatura. Dove comanda il più forte e le leggi si cambiano ogni giorno a seconda dei propri esclusivi interessi. E affanc.. i veri problemi del paese. Basta non parlarne e si risolvono da soli.
Come ha ben detto il caro presidente del Senato "La sostanza prevalga sulla forma".
E ormai nella "sostanza" ci siamo fino al collo.
Anzi no. Perchè almeno da quella sostanza rinascono i fiori, come diceva De Andrè.
La sostanza, direi cangerogena, che ormai perveda tutto il paese, è un mix micidiale di menefreghismo, corruzione, opportunismo, ignoranza e populismo fascista che sta lentamente portando il nostro paese alla catalessi.
Alla morte celebrale.
Scusate l'ennesimo sfogo che vi tocca leggere, ma non ne posso davvero più.
Ci sto malissimo.
Mi manca l'aria.
Aria pulita e fresca.
Edit:
Tra le tante cose che ho letto stamani, proprio 2 minuti fa ho letto l'ultimo blog sul sito di Beppe Grillo.
Ovviamente sottoscrivo ogni singola parola.
Dalla prima all'ultima.
Nuovo Edit:
Guardatevi questo video qui sotto.
A prima vista non c'entra nulla con quanto scritto da me sopra.
Invece è l'ennesima conferma che ci sono regole che si possono cambiare e altre un "po'" più inflessibili.
Il nostro bel paese è ormai una giungla dove vige solo la regola del più forte.
Tutto il resto non conta.
http://roma.repubbli...a/home/23417668
This post has been edited by Simone: 06 March 2010 - 12:16 PM
#385
Posted 08 March 2010 - 12:16 PM
Hai ragione Simone manca l'aria, ma non è che manca, non ce l'abbiamo proprio più l'aria; ormai deve essere chiaro anche per i più ottusi che siamo in dittatura.
silvia
#386
Posted 08 March 2010 - 02:13 PM
Giusto stamani ha ricordato come nell paese "Al di là delle differenze politiche tutti gli italiani si riconoscono e credono nei valori della Costituzione". E tra questi valori, ci sono "l'impegno civile, la solidarietà, il rispetto della legalità", "valori fondanti del nostro vivere civile".
Rispetto della legalità?!?
Ma dove lo vede lui, il rispetto della legalità?!
Abbiamo un presidente del Consiglio che sta cercando in tutti i modi di non essere giudicato dai vari tribunali in cui è imputato,
abbiamo (almeno) un senatore corrotto e fatto eleggere dalla 'ndrangheta, che quando si è dimesso dal Parlamento, al termine del suo discorso, metà del Parlamento lo ha addirittura applaudito come fosse un eroe,
abbiamo un sottosegretario molto importante come Cosentino, indagato per mafia, ancora bel allacciato alla sua poltrona.
Abbiamo decine di scandali pubblici e privati, buon ultimo quello su tutti gli appalti gestiti dalla Protezione Civile...
Ma in Parlamento cosa discutono? Ovviamente del leggittimo impedimento, di bloccare le intercettazioni (proprio l'elemento che ha permesso di scoprire tutto il marcio che sta imputridendo sempre di più.
E tutto il popolo italiano, non è da tanto da meno rispetto ai suoi governanti.
Abbiamo la più alta (e di gran lunga) evasione fiscale d'Europa.
Dove la vede Napolitano la solidarietà, quando uno Stato ordina i respingimenti per i profughi extracomunitari o quando la Lega vince le elezioni, proprio facendo leva sugli istinti degli italiani a pensare solo a se stessi e "che tutti gli altri clandestini se ne tornino a casa loro!"
Siamo un Paese marcio, ormai nel profondo.
Non basterebbero 10 Aldo Moro, 10 Berlinguer, 10 De Gasperi per far rinascere l'Italia.
Non basteranno 50 anni per risanare la nostra marcia società.
#387
Posted 09 March 2010 - 12:55 PM
karma, on 25 July 2005 - 12:21 PM, said:
...se non si rispetta la certezza della morte.
...se (vedi Papa' Woytila) la morte diventa evento da fotografare per dire "io c'ero".
macabro!
Non concordo con quanto detto da Karma, giacchè la consapevolezza di un dato evento (catastrofico o meno) viene data dal vissuto e da ciò che si presenta come clichè della realtà stessa (il terrorismo è una realtà comune dei nostri giorni). In poche parole: conoscere il significato (un attentato) e non tanto i contenuti (le dinamiche dell'accaduto) di succitato evento, sono fonti ineluttabili di conoscenza dell'accaduto stesso. Le persone ritratte nelle foto sanno cosa è accaduto laggiù (basti vedere la scia deflagrata della prima riproduzione), poichè è LETTERALMENTE impensabile non capire cosa abbia portato tale dose di distruzione massiccia, nè è credibile poter dire che non vi siano stati severi rischi per le persone sul posto. Sarà perchè ho un'indole piuttosto militarmente rigida e intransigente, ma affermare l'incosapevolezza delle persone, molto spesso, è un'attenuante gratuita alla loro imbecillità, o peggio, alla loro consapevole indifferenza.
Credo di aver già espresso la mia opinione sulle modalità da applicare in date circostanze: sulla scia di quanto detto da Susanna, penso che un rigoroso e congruo contegno siano doverosi, ergo, premere il pulsante dello scatto, a mio parere, deve essere seguito da obbiettività (da non confondere con indifferenza, giacchè parlo dell'obbiettività giornalistica), o al limite, con riguardevole contrizione e moderazione. Anche se, tuttavia, disapprovo la curiosità di "non-giornalisti", che sembrano voler appagare la loro curiosità con certi dimostrazioni di "innocente" reportage ufficioso, anche solo per accorpare le foto in un file da postare su siti, in funzione di denuncia.
Per quello, mie cari, esiste una categoria specifica, già succitata: i giornalisti. Lasciate fare questo lavoro a chi è consapevole dei rischi conseguenti e limitatevi a provare orrore: l'eccesso è sempre sintomo di falsità.
Marco
This post has been edited by Susanna: 09 March 2010 - 02:43 PM
Reason for edit: Inserito topic di karma al quale fa riferimento Marco Pignataro
#388
Posted 10 March 2010 - 01:00 AM
pensi davvero che la gente abbia consapevolezza piena di quello che vede e di quello che accade?
quando ce l'hai (profonda), non stai a guardare. agisci di conseguenza perchè non accetti piu' niente: significati, contenuti, modalità----no?
---------
per quanto riguarda la nostra situazione politica: toccheremo il fondo del fondo o forse l'abbiamo già toccato. non c'e' limite ormai, ma confido nelle persone che lottano acche' le cose cambino (e conseguentemente le persone). perchè il paese è pieno di problemi seri e , indipendentemente dalla persona, non si puo' perdere tempo a risolvere problemi personali di coloro che ci governano. fra poco avremo seri problemi di lavoro e a livello internazionale ci stanno sorpassando uno dopo l'altro.
c'e' bisogno di una scossa e confido che qualcuno la stia preparando
Gandhi
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F.Dostoevskij
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W.Shakespeare - Enrico V
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Alanis Morissette
#389
Posted 10 March 2010 - 09:46 AM
Per chi piace il suo modo di fare giornalismo, a mio parere molto obiettivo e al tempo stesso tagliente e sagace, visto che ancora per 20 giorni non lo rivedremo ad Anno Zero, leggetevi o guardatevi il video.
Nonostante pensassi di saperne abbastanza sull'argomento, mi ha sorpreso lo stesso e chiarito di più le idee.
Ve lo consiglio davvero con tutto il cuore. E la mente.
http://voglioscender...st/2452073.html
#390
Posted 10 March 2010 - 02:43 PM
Travaglio non me lo perdo mai, è sempre illuminante!!
Per restare in ambito di Costituzione, lasciando perdere gli ultimi eventi, ne approfitto per segnalare un
testo : - 'Sei Stato tu?' La Costituzione attraverso le domande dei bambini, di Gherardo Colombo e Anna Sarfatti.
E' un testo per le scuole elementari, ed in maniera elementare spiega la nostra costituzione. L'ho comprato per cercare di stimolare un po' mio figlio, ma lo leggo io, appassionandomi al metodo didattico e divulgativo degli autori.
Anni fa ho avuto la possibilità di assistere ad una lezione di Gherardo Colombo, prima che si dimettesse dalla magistratura, e mi ricordo perfettamente che la quantità di informazioni che lui dava durante la lezione mi aveva veramente meravigliato. E'una persona che riesce a condensare in poche parole molto semplici concetti complessi, principi storici, insomma sono rimasta appesa alle sue labbra ancora adesso!
Se noi tutti conoscessimo bene la costituzione, invece di saper tutto del 'grande fratello' e compagnia, saremmo meno facilmente imbrogliati e cerchermmo in tutti i modi di difenderla
silvia
#391
Posted 11 March 2010 - 08:37 PM
E' come un veleno. Preso a piccole dosi, ha assuefatto...
Morpheus
#393
Posted 20 April 2010 - 10:45 AM
ALLEGRETTO
Vi prego, salvate la Miosfera
di STEFANO BENNI
UN preistorico vulcano islandese erutta e tutto il modernissimo traffico aereo è bloccato. Ma l'Italia sembra far parte di un'altra galassia e pensa solo alle sue piccole beghe. Il fifone schiva-processi dice che la mafia è un'invenzione dei media e Dell'Utri è un cartone animato. Bossi dà la colpa della nube alla crisi monetaria islandese e reclama le banche del Polo Nord.
Bertone è alla ricerca di un'analogia tra i crateri e i sodomiti. Bersani dice, si sciolgano pure i ghiacciai, basta che non si vada al voto. E alla fine il ministro Matteoli se ne esce con una proposta geniale: nessuno viaggi. Abbiamo capito perché è ministro.
Il terremoto di Haiti dopo una settimana è sparito dai media, ma al suo posto impazza una catastrofe ben peggiore: Minzolini e colleghi che si accapigliano sul milione di telespettatori perduti. Intanto abbiamo nuovi sismi in Nuova Guinea Afghanistan e Cina, ma l'argomento è logoro, non interessa più.
E dire che di problemi ambientali ne abbiamo anche noi. La penisola italica sembra snella ma è obesa. Con l'Alta Velocità possiamo schizzare da Roma a Milano in tre ore e due pacchetti di biscottini. Ma attraversarla per il largo da Roma a Cesena è come affrontare il Sahara. I cantieri della Salerno-Reggio Calabria sono patrimonio archeologico, al posto degli autogrill potrebbero avere dei nuraghi. Le autostrade a pagamento sfavillano di asfalto drenante, ma quando piove un terzo delle strade normali frana o è inagibile.
L'acqua sarà il business del futuro, è già pronta la privatizzazione con relativa spartizione. Ci sarà l'acqua Padana, metà Po metà Tevere, perché la Lega ha il cuore a nord ma l'esofago a Roma. Poi avremo Pidiella, l'acqua che combatte la renella e gli avvisi di garanzia. L'Acquafini che fa digerire i magoni e ripristina l'obbedienza. L'acqua Centrorosso, con lieve percentuale alcolica per far finta che le elezioni siano state un trionfo. Infine l'Acqua del sud, che essendo la mafia un'invenzione televisiva, sarà imbottigliata da Maria De Filippi.
In quanto all'aria le nostre città sono avvelenate dallo smog ma è tutto un fiorire di Ecomaratone, Vivilabici, Corricheseisano, Domenica Respira. Una o due volte all'anno migliaia di cittadini in tuta e scarpette testimoniano la loro volontà di sopravvivere. Ma il giorno dopo Domenica Respira c'è già Lunedì Ansima e poi Martedì Strozzati. È uscito anche un decalogo "per attraversare bene una città", come a dire, la colpa non è dell'inquinamento, ma dei cittadini idioti che non sanno respirare. In quanto alla Fiat, ha le auto elettriche pronte ma finché c'è il petrolio mancano le prolunghe.
E tra poco riavremo il nucleare. Verranno costruite solo centrali della moderna terza generazione. Vuole dire che ci devono guadagnare almeno tre grosse industrie. Nessuno ha proposto di costruire una nuova generazione di edifici scolastici, non si guadagna abbastanza.
Tutto questo testimonia che, di fronte a un emergenza ambientale senza precedenti, l'Italia continua a mostrare scarsissima conoscenza e coscienza ecologica. Ci sono singoli parlamentari, associazioni benemerite, comitati di cittadini, qualcuno come Grillo o Vendola che ci sta provando. Ma il partito verde italiano è sempre stata la cenerentola dei partiti verdi europei.
Tutti sentiamo parlare di pale eoliche e pannelli solari, ma le pale restano ferme, e sul fotovoltaico c'è un caos di leggi, di certificazioni improvvisate e di confusione sui costi. Sui nostri tetti l'unica cosa che trionfa è la parabolica.
Camion e navi con rifiuti tossici non hanno smesso un istante di attraversare i nostri territori e il nostro mare. Basta pagare una multa e si riparte. E la nostra prevenzione incendi è al livello di quella degli eschimesi.
Forse c'è una spiegazione. Forse l'Italia si è affezionata all'immagine di qualcosa di sporco, franante, disordinato, e guasto. Le nostre bellezze devono avere un contrappunto fetente, per venire incontro alle aspettative ai turisti. Che infatti fotografano con la stesso interesse i nostri quadri e la spazzatura per strada.
Eppure la parola "pulito" salta fuori in ogni nuovo slogan, iniziativa, e palingenesi. Berlusconi si è promozionato ripulendo una parte di Napoli, poco importa che adesso tutto stia tornando come prima. Le gallerie ferroviarie "ecostabili" della Roma-Bologna hanno distrutto i torrenti dell'Appennino, ma non sentirete mai un'amministrazione rossa protestare per questo scempio. Andate sullo Jonio e vedrete che per un ecomostro abbattuto, un altro sta spuntando.
Chi ci difende da questo massacro mafioso-cementizio? I geologi, i sismologi, i metereologi sono ormai post-esperti. Nel senso che vengono ascoltati solo dopo i disastri. Sarebbe bellissima una trasmissione televisiva in prima serata col titolo "Io l'ho visto" in cui si denunciano i pericoli e i guasti del dissesto idrogeologico e si indica come intervenire subito. Ma i disastrologi devono constatare, non inquietare. E i più furbi tra loro hanno un argomento rassicurante, che garantisce un nuovo passaggio in televisione: dicono "è vero, è un disastro ma è già successo nel 1937". Verrebbe voglia di farsi trovare a letto con la loro moglie dicendo "quello che lei pensa è vero ma non si arrabbi, è già successo nel 1998".
Il vulcano, dicono gli scienziati, non è una malvagia anomalia, ma un motore della biosfera. In questo caso il prefisso "bio" viene usato seriamente: ma ormai non c'è prodotto che non esibisca queste tre lettere come pennacchio. Da biogas si è passati a bioyogurt, biomassaggio, biodentifricio e anche biopannolino per bioculi grandi e piccini. Quando si tratta di vendere, sono tre lettere magiche. Quando però si parla di biosfera, cioè di un organismo che non si può vendere, ma che si dovrebbe difendere dalla sfrenatezza economica, il discorso cambia. Ogni istanza ecologica diventa biochiacchiera apocalittica. E i giapponesi con cinica serietà scientifica ci informano che la crisi totale della biosfera è già in atto, e scommettono chi sul 2013 chi sul 2050. Non è un dubbio cosmico come "chi vincerà lo scudetto", ma varrebbe la pena di rifletterci.
Fortunatamente per i dirigenti italiani le tre lettere sacre non sono bio, ma "mio", la miosfera del privilegio e dell'impunità. Quel vulcano è un rompiballe, che probabilmente ha dentro al cratere un ritratto di Che Guevara. Dimentichiamolo in fretta.
Recentemente Obama ha detto che entro il duemilatrenta l'uomo deve assolutamente andare su Marte. Ci viene un dubbio: lo ha detto per desiderio scientifico o sta preparando un'arca di Noè? Sarebbe bello se l'inevitabile nube islandese ci spingesse a pensare alle nubi evitabili del nostro futuro. Ma la fine del mondo sembra ormai l'ultimo grande spettacolo che ci è rimasto. Non conviene rinviarla, abbiamo già venduto tutti i biglietti.
(20 aprile 2010
#395
Posted 21 May 2010 - 08:00 PM
(di Luisella Bosisio Fazzi*)
Chi annuncia importanti recuperi di fondi "toccando" anche le indennità di accompagnamento - povere somme a disposizione di quanti si trovano per disabilità a non produrre reddito - sappia che l'azione da loro prospettata, oltre a far nascere nell'opinione pubblica - se mai ce ne fosse bisogno - un sentimento di astio e di rancore nei confronti delle persone con disabilità, non farà altro che portare a un ulteriore impoverimento loro e delle loro famiglie
Sta dunque per finire la "cuccagna" per noi famiglie con figli con disabilità, di solito in situazione di gravità, mai autonomi e con prospettive di vita totalmente dipendenti da altri. Finora, infatti, "abbiamo vissuto alle spalle dello Stato" e ci siamo arricchiti con l'indennità di accompagnamento... Ogni mese abbiamo "incamerato avidamente" questi 480,47 euro, benedicendo la sorte di averci regalato (?) un figlio o magari due (raddoppiando l’indennità… sai che pacchia!) con le caratteristiche giuste: quelle di «totale e permanente inabilità lavorativa al 100% e con necessità di assistenza continua, non essendo in grado di compiere gli atti quotidiani della vita». Magari qualcuno, pensando di essere spiritoso, potrebbe paragonare l’esito positivo della visita di accertamento dell’invalidità come una vincita al nuovo gioco della Sisal Win for Life - Vinci per la Vita, Spensierati e Sistemati!...
Peccato però che tra la situazione reale e l’immaginario e immaginato della vita delle persone con disabilità ci sia un abisso. Chi vive una condizione di dipendenza non produce reddito e allo stesso tempo distrugge reddito. Esaurisce il reddito della famiglia che lo accoglie (magari fin dalla nascita) oppure consuma ed erode il reddito proprio dal momento in cui si presenta la disabilità e la dipendenza nelle cure e nell’assistenza; è un consumo che non puoi programmare, dilazionare, rimandare. Ci sono situazioni che richiedono la tua presenza 24 ore su 24, che ti obbligano a rinunciare al lavoro, al riposo, a una vita sociale, a una vita matrimoniale e di relazione.
E mentre consumi pensi al futuro di questi tuoi figli disabili. Un futuro che per i figli senza disabilità è ovvio e immaginabile, ma che per loro è di dipendenza personale ed economica fino al giorno della morte. E allora ti imponi il cosiddetto "budget di sopravvivenza", non compri né per te né per tuo marito né per i tuoi figli. No alle vacanze, no al cinema, no al ristorante, scarpe solo se serve, abiti se necessario. Li convinci che è per il loro bene, che l’obiettivo è non lasciare in eredità un fratello che peserà sui loro redditi personali e familiari.
Ma cosa significa nel concreto 24 ore su 24? Significa che se tua figlia, magari di pochi anni, 4 o 5, deve sottoporsi alla dialisi e lo fa dalla nascita, scegli di farla a domicilio tutte le notti per permetterle di avere una vita diurna "normale". E allora trasformi la casa in un "reparto dialisi", ti alterni con tua moglie e una notte sì e una no fai l’infermiere specializzato, il genitore forte e preoccupato, accudisci gli altri figli, vai a lavorare e cerchi di condurre una vita normale di coppia e di famiglia, cosciente che la soluzione di questo problema sarà la morte di tua figlia.
Oppure significa che tuo figlio, giovane uomo di 23 anni, va accudito come un bambino di tre anni. E allora lo alzi, lo lavi, lo asciughi, lo imbocchi, lo pulisci, lo vesti, lo metti in carrozzina, lo porti al centro diurno, poi lo vai a riprendere, gli dai la merenda, lo porti in bagno, lo rilavi, lo rivesti, lo imbocchi per cena, lo prepari per la notte.
Oppure se è il partner che subisce un trauma o una malattia degenerativa, il nucleo familiare perde il suo reddito e devi sostituirlo anche nel ruolo di genitore verso i figli piccoli o adolescenti. Devi anche decidere se abbandonare il lavoro per accudire lui o lei e i figli oppure se andare a lavorare per integrare il reddito perso. Allora, però, devi assumere una persona che ti sostituisca nella cura.
Mi fermo qui perché non è possibile fare un elenco delle situazioni in cui vivono le persone con disabilità. Sono tante, una per ogni persona e certamente non risolvibili con la sola percezione dei famosi 480,47 euro dell'indennità di accompagnamento.
Possibile che solo su di loro si possa risparmiare? Mai sentito parlare di economia di scala? Forse è il caso di fare un’economia di scala, ovvero di prendere tutte le voci e di individuare dove risparmiare, ponendo delle scale di priorità che includano il mantenimento della dignità delle persone con disabilità e delle loro famiglie.
Il Ministero del Tesoro, quello del Welfare e mettiamoci anche quello della Funzione Pubblica annunciano importanti recuperi di fondi attraverso operazioni di maquillage sulle provvidenze economiche a favore delle persone con disabilità (scusate… gli invalidi). Ben vengano, le auspichiamo, le vogliamo, ma non fatene un "roboante programma pubblicitario", capace solo di far nascere nell'opinione pubblica - se mai ne avessimo bisogno - un sentimento di astio e rancore nei confronti delle persone con disabilità, percepite come "parassiti" e come tali da combattere ed eliminare.
Chi ne ha la responsabilità faccia ad esempio:
- pulizia profonda sui cittadini che hanno indebitamente percepito provvidenze economiche, insieme a quanti (medici che hanno certificato false invalidità nelle Commissioni e funzionari compiacenti) hanno operato per mantenere questo sistema truffaldino;
- una seria ed efficace operazione di strategia politica, arrivando ad esempio alla definizione e all'applicazione dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) e dei LIVEAS (Livelli Essenziali di Assistenza Sociale), affinché sia possibile per i cittadini accedere ai servizi necessari;
- la piena attuazione della Legge 68/99 sull’inserimento lavorativo affinché le persone con disabilità con tale capacità possano far ricorso al proprio reddito da lavoro e contribuire alla vita del Paese attraverso il pagamento delle tasse;
- l'approvazione e l'applicazione del nuovo Nomenclatore Tariffario, per permettere, tramite gli ausili, il superamento della menomazione e quindi la partecipazione alla vita sociale ed economica della comunità sociale;
- la definizione del Piano Nazionale sull'Infanzia, dove il bambino con disabilità, insieme alla sua famiglia, dovrebbe avere una visibilità ampia e non solo legata alle necessità sanitarie;
- l'applicazione dell’articolo 14 della Legge 328/00 che parla di «progetto individuale costruito sulla persona e sul suo contesto di riferimento»;
- l'elaborazione e l'applicazione di politiche economiche e fiscali sui nuclei familiari, che contengano incentivi e benefìci, sgravi e indennità per le situazioni che mettono a serio rischio di povertà le famiglie che hanno al loro interno minori, disabili e non autosufficienti;
- una seria ed efficace lotta all’evasione fiscale, per porre fine allo scandalo dei "veri parassiti", quelli che sottraendosi al pagamento dei contributi vivono sulle spalle dei cittadini e anche sulle spalle dei cittadini con disabilità e delle loro famiglie;
- un veloce reintegro dei fondi ai Comuni derivanti dall'eliminazione dell’ICI affinché gli Enti Locali possano mantenere, migliorare e ampliare i servizi essenziali di cui per legge hanno la responsabilità. Elliminare l'ICI, infatti, è stato semplicemente un "cavallo di battaglia", o meglio uno "specchietto per le allodole", per attirare consenso. Si trattava infatti di un tributo locale, pagato dai cittadini al loro Comune di riferimento, controllabile e immediatamente spendibile. Chissà chi pagherà per questa distruzione.
E per tornare alla nostra indennità di accompagnamento, povera somma a disposizione di quanti si trovano per disabilità a non aver mai prodotto e a non produrre reddito, vorrei ricordare a questi "Sceriffi di Nottingham" - famosi per combattere Robin Hood - che l’azione da loro prospettata porterà a un ulteriore impoverimento delle persone con disabilità e delle loro famiglie. Un'azione che li trasformerà in ladri di dignità.
*Presidente del CND (Consiglio Nazionale sulla Disabilità).
Sui temi qui affrontati, suggeriamo anche - sempre nel nostro sito - la lettura di: Ci risiamo: ancora i «falsi invalidi», mentre quelli veri sono in ginocchio... (di Franco Bomprezzi; disponibile cliccando qui) e La FISH contro il paventato taglio delle indennità di accompagnamento, disponibile cliccando qui.
Ultimo aggiornamento (mercoledì 19 maggio 2010 11:24)
#396
Posted 22 May 2010 - 10:19 AM
Se passa, così come è scritta ora, la nuova legge che regola le intercettazioni e la loro diffusione, in un sol colpo verranno abbattuti i due pilastri su cui si deve basare una democrazia: verrà imbavagliata la libertà di stampa e bloccate le mani alla magistratura e alle forze dell'ordine nel costrastare i crimanali di ogni specie, dai mafiosi, ai corruttori, agli stupratori agli scandali sanatari.
Persino gli USA,tramite un loro sottosegretario, ieri si sono detti preoccupati di questa situazione.
Ma purtroppo alla maggioranza degli italiani non gliene frega niente di tutto ciò.
Inoltre tra qualche settimana quando la legge sarà approvata, quasi sicuramente con la fiducia, saremo in piena febbre da mondiali di calcio. E figuriamoci se la gente può stare a pensare all'intercettazioni!
Vi allego l'articolo di oggi scritto da Roberto Saviano su Repubblica:
LA LEGGE BAVAGLIO
Non avrei mai scritto gomorra
DI ROBERTO SAVIANO
Roberto Saviano
MI HA GENERATO un senso di smarrimento e paura la dichiarazione di voler tutelare la privacy dei boss mafiosi. Molti boss è proprio quando parlano con i familiari che danno ordini di morte. Ed è proprio quando i familiari a loro volta parlano con amici e conoscenti che rendono palesi le volontà di chi è latitante e impartisce ordini. È proprio nei momenti di maggiore intimità che viene fuori la mappatura criminale di un territorio. Addirittura osservando le conversazioni dei figli dei boss sui social network si possono evincere informazioni che probabilmente seguendo altri canali potrebbero sfuggire. Famiglie potentissime che festeggiano compleanni nel chiuso di quattro mura con pochi intimi: significa che non è il momento adatto per esporsi, significa che ci sono problemi sul territorio.
Quando si ha a che fare con le organizzazioni criminali tutto può essere utile per comprenderne i meccanismi. Per questo limitare l'utilizzo delle intercettazioni, renderne più ardua la disposizione e impedire che certe informazioni vengano pubblicate è un grave danno per il contrasto alla criminalità organizzata. Tutelando chi è vicino alle organizzazioni si tutelano indirettamente anche le organizzazioni stesse.
Nella maggior parte dei casi i filoni di indagine maggiori hanno preso le mosse da indagini secondarie che nulla sembravano, a primo acchito, avere a che fare con i reati commessi dalle associazioni mafiose. Quello che c'è da sperare, ora, è che chi fa queste dichiarazioni semplicemente non sappia di cosa sta parlando e non sia in malafede. Non so cosa sia meglio per il Paese, se avere a che fare con incompetenti, i dilettanti dell'antimafia, o con persone che invece agiscono consapevolmente in malafede. Non saprei decidere.
Il rischio che la legge sulle intercettazioni pregiudichi in maniera profonda la libertà di informazione e prima ancora la possibilità di fare indagini adeguate è troppo alto per poter lasciare il dibattito a chi, da una parte e dall'altra, ha solo interesse che la vicenda venga strumentalizzata. Contro il Ddl intercettazioni proposto dal ministro Alfano e in discussione al Senato insorgono magistrati, giornalisti, editori e l'opinione pubblica è divisa, quando non è confusa. Il governo parla di vietare la diffusione delle intercettazioni e del loro contenuto fino all'udienza preliminare, ovvero fino a quando il magistrato competente non abbia formalizzato l'accusa. E nel frattempo cosa possono scrivere i giornalisti? E cosa può sapere l'opinione pubblica? Che si stanno svolgendo indagini? A carico di chi e per che cosa?
La materia è assai vasta per poterne dare una valutazione complessiva, ma se prendiamo il caso del sottosegretario Nicola Cosentino, nessuno avrebbe potuto scriverne perché l'accusa è stata formalizzata solo dopo molto tempo dall'avvio delle indagini. Indagini che peraltro riguardavano illeciti commessi molti anni prima e i cui effetti erano sotto gli occhi di tutti. Poteva esser scritto che era partita una inchiesta dell'Antimafia di Napoli senza però poter indicare le ragioni, a quel punto sarebbe equivalso a non scrivere niente. A oggi non è stata ancora formalizzata una richiesta di rinvio a giudizio, il che significa che se vigesse già la legge in discussione nessuno potrebbe spiegare sui giornali, in modo chiaro, perché Cosentino dovrebbe essere arrestato. Lo stesso vale per la vicenda Bertolaso; nessuno potrebbe spiegare con elementi concreti chi sono Anemone e Balducci.
L'esigenza legittima di dare una misura, di porre un argine alla pubblicazione delle intercettazioni ossia di difendere la regolarità dello svolgimento delle indagini non deve in alcun modo, però, impedire la libertà di raccontare, di informare la gente su quel che sta accadendo. Perché se da un lato è necessario tutelare chi è oggetto di indagini da atteggiamenti giustizialisti o da garantismi pretestuosi, quello che non deve in alcun modo essere limitato è la possibilità di utilizzare tutte le risorse a disposizione degli inquirenti per fare chiarezza.
Ma in realtà questa legge è figlia diretta della logica mediatica. È una verità evidente sino a ora trascurata. Questa legge risponde al meccanismo mediatico che sa bene come funziona l'informazione e ancor più l'informazione in Italia. Pubblicare le intercettazioni soltanto quando c'è il rinvio a giudizio, se da un lato è garanzia per gli indagati, dall'altro genera un enorme vuoto che riguarda proprio quel segmento di informazioni che non possono essere rese di dominio pubblico. Questo sembra essere il vero obiettivo della legge: impedire alla stampa, nell'immediato, di usare quei dati che poi, a distanza di tempo, non avrebbe più senso pubblicare. In questo modo le informazioni veicolate rimarranno sempre monche, smozzicate, incomprensibili.
Quello che mi sento di dire è che governo, magistratura e stampa, in questa vicenda, dovrebbero trovare un terreno comune di discussione, perché di questo si tratta, di riappropriarsi di un codice deontologico che renda inutile il varo di leggi che limitino la libertà di stampa, di espressione e di ricerca delle informazioni. Non è limitando la libertà di stampa e minacciando l'arresto dei giornalisti che si arriva a creare una regola condivisa. E in questa discussione mi sento profondamente coinvolto perché sotto la legge che si vorrebbe far passare, il mio lavoro e quello di molti miei colleghi sarebbe stato notevolmente più arduo se non, in certe sue fasi, impossibile. Se ci fosse stata questa legge non avrei potuto scrivere intere parti di Gomorra, il cui dialogato talvolta è formato da intercettazioni che ho utilizzato molto prima del rinvio a giudizio e che avevano un valore di inchiesta ancor prima che un valore giudiziario.
Mostravano come in certe aree d'Italia, in quel caso a Secondigliano, un omicidio venisse definito "pezzo" i politici fossero chiamati "cavallucci" su cui puntare. Ma ancor più importante, perché come ho detto prima non si tratta solo di descrivere un contesto, quello avrei potuto farlo con parole mie, quelle intercettazioni descrivevano come un sindaco avesse partecipato direttamente a un agguato, mostrando, in questo modo, lo stato di salute di un intero Paese.
Nel Ddl intercettazioni è anche inserito un emendamento, la "norma D'Addario" che regolamenta l'uso delle registrazioni. Seguendo quanto prescritto non avrei potuto registrare molte delle testimonianze che ho raccolto senza l'esplicito consenso del mio interlocutore e che ho riportato in Gomorra; testimonianze che di certo non sarebbero rientrate in quelle eccezionalmente fatte per la sicurezza dello Stato.
Molte vicende non sarebbero mai venute alla luce e benché spesso io abbia omesso i nomi reali e mi sia limitato a raccontare i meccanismi, credo che neppure quello sarei stato in grado di fare, rischiando pene severissime. Quando, non molto tempo fa, ho incontrato un pentito e ho registrato quello che mi ha raccontato, l'ho fatto senza sua autorizzazione e senza sapere quale sarebbe stato l'esito di quell'incontro. Di fatto, se non c'è reato in quello che viene registrato, si rischia molto e questo può pregiudicare anche la lotta alle estorsioni poiché chi ne è vittima e decide di presentarsi microfonato a un colloquio, se l'estorsione non avviene ed è scoperto a registrare, rischia fino a quattro anni di carcere. Tutto questo per dire che togliere la libertà a chi racconta, togliere gli strumenti per capire cosa sta accadendo non è un modo per difendere il diritto delle persone, non è un modo per salvaguardare la privacy.
L'uso delle intercettazioni deve essere regolamentato. Le regole devono essere condivise e affrontate insieme, non imposte. Questa legge rischia di essere, se non verrà profondamente modificata, solo l'affermazione che il potere non può essere raccontato, descritto, ascoltato. In una parola che tutto gli è concesso.
#397
Posted 24 May 2010 - 03:56 PM
http://www.youtube.c...h?v=Hq9u4tUzmgI
Per chi se la fosse persa
ciao
silvia
#398
Posted 28 May 2010 - 09:31 AM
Da Repubblica:
Berlusconi cita Mussolini all'Ocse
"Io non ho nessun potere"Durante la conferenza stampa a Parigi il presidente del Consiglio riporta una frase dai diari del Duce. Bindi (Pd): "Ma allora che ci sta a fare a Palazzo Chigi?". Orlando (Idv): "Si prenda un periodo di riposo"
PARIGI - Conferenza stampa del vertice Ocse a Parigi. L'Italia è presidente di turno. E Berlusconi cita i diari di Benito Mussolini. ""Come primo ministro non ho mai avuto la sensazione di essere al potere, quando ero imprenditore e avevo 56mila collaboratori avevo la sensazione di avere del potere. In una vera democrazia sono al servizio di tutti, tutti mi possono criticare e magari anche insultare. Chi è in questa posizione non ha veramente potere", dice il presidente del Consiglio. Poi tira in ballo i diari del Duce, letti "recentemente": "Oso citarvi una frase di colui che era considerato come un grande dittatore: dicono che ho potere, ma io non ho nessun potere, forse ce l'hanno i gerarchi, ma non io. Io posso solo decidere se far andare il mio cavallo a destra o a sinistra, ma nient'altro". "Lo stesso succede a me, tanto che tutti hanno il diritto sia di criticarmi che di insultarmi...", aggiunge il premier. "Quindi - conclude - il potere se esiste non esiste addosso a coloro che reggono le sorti dei governo dei vari Paesi". Il che non impedisce che Berlusconi vanti durante la conferenza stampa un gradimento altissimo: "Malgrado la manovra di sacrificio, il mio apprezzamento come primo ministro è oltre il 62%".
GUARDA IL VIDEO 1
LE REAZIONI. Le parole di Berlusconi suscitano immediate reazioni in Italia. "Citare Mussolini durante l'incontro dell'Ocse a Parigi - commenta il portavoce dell'Idv Leoluca Orlando - è l'ennesima gaffe internazionale di un capo del governo che scherza su tutto, ormai privo di ogni freno inibitorio". E ancora: "Quello del presidente del Consiglio è l'atteggiamento di chi vive una profonda condizione di insicurezza. Noi riteniamo che Berlusconi debba dimettersi oppure si debba concedere un periodo di riposo per il bene dell'Italia. Limiti i danni che sta facendo alle credibilità del nostro Paese e ai diritti degli italiani e ci risparmi almeno il saluto romano e la camicia nera".
"Ma se Berlusconi non ha potere, cosa ci sta a fare a Palazzo Chigi? Oppure sta dando del gerarca a Tremonti?", si chiede Rosy Bindi, vicepresidente della Camera e presidente dell'assemblea del Pd. "Non vedo l'ironia - continua - nella citazione di un dittatore che ha dominato con durezza e violenza l'Italia e che ha usato con grande spregiudicatezza la comunicazione per mistificare la realtà e ingannare gli italiani che ha precipitato in una terribile guerra mondiale. Non vorrei che le parole del premier tradissero in realtà l'insofferenza, altre volte dichiarata, per i limiti e le articolazioni del potere che sono alla base dei sistemi liberaldemocratici. Ma prendere esempio da Mussolini per dolersene, in un contesto internazionale, è davvero surreale".
Maurizio Migliavacca, coordinatore della segreteria del Pd, ricorda che "l'Italia ha una storia che nessuno, nemmeno il presidente del Consiglio, può permettersi di banalizzare o di distorcere. Non erano pochi i poteri di Mussolini e non lo sono stati per venti lunghi anni di dittatura con tutte le tragedie che questo ha comportato". "Berlusconi eviti di utilizzare per l'ennesima volta un incontro internazionale come una passerella per esibirsi in show di cattivo gusto - aggiunge l'esponente democratico - Nel momento in cui si chiedono sacrifici ai cittadini italiani, a chi ha la responsabilità di governo è richiesto un di più di sobrietà e di serietà. Quanto all'attualità nessun governo ha mai avuto una maggioranza parlamentare così ampia. Questa forza nei numeri non ha evitato al governo un grave fallimento della sua politica economica, evidentemente non è questione di poteri ma di idee. Infine, a proposito i diari di Mussolini, se sono quelli che gli ha passato Dell'Utri, sono falsi".
Per il presidente dei Verdi Angelo Bonelli, "le parole pronunciate da Berlusconi a Parigi suonano come un'umiliazione della democrazia e della Costituzione su cui il presidente del Consiglio ha giurato e che, lo ricordiamo, nasce proprio dalla vittoria sul fascismo". "Con l'autoparagone a Benito Mussolini - prosegue - Berlusconi conferma la sua tentazione di voler creare le condizioni per una svolta autoritaria, accentrando in sé tutti i poteri, e dimostra che il rischio concreto di una svolta antidemocratica in Italia esiste".
IL PRECEDENTE. Non è la prima volta che Berlusconi cita Mussolini. La gaffe più clamorosa risale al settembre 2003. In quella circostanza il Cavaliere consegnò a un giornalista straniero parole destinate a suscitare un'aspra polemica politica. Il concetto espresso era il seguente: "Mussolini non ha mai ammazzato nessuno, Mussolini mandava la gente a fare vacanza al confino". All'epoca il cronista del britannico The spectator saltò sulla sedia, al pari dell'opposizione che gridò all'apologia del fascismo. Poco dopo Berlusconi tentò di correre ai ripari: "Non ho mai inteso rivalutare Mussolini, ho reagito da patriota, da italiano vero, rispetto a una comparazione tra Mussolini e Saddam Hussein che non ho accettato. Ancora una volta la sinistra strumentalizza una chiacchierata estiva. Si tratta di una nuova puntata di un tormentone...".
Purtroppo oramai, un'uscita del genere, avrà l'effetto di una bava di vento e niente più.
Siamo così assuefatti alle sue continue sparate a metà strada fra il pazzo e il criminale, che quasi non ci facciamo più caso.
Purtroppo all'estero, dove la maggioranza ha ancora un cervello che funziona e hanno una informazione libera, ci faranno caso eccome.
E sarà l'ennesima figura di m... dell'Italia.
#399
Posted 28 May 2010 - 01:23 PM
Per la prima volta, penso, sono d'accordo con lui al 100%!
Dubbi tremendi su quelle morti
Forse un pezzo dello Stato tradì"Parla Walter Veltroni: "Non si può assistere da spettatori indifferenti a notizie che in altre democrazie sarebbero priorità assolute"
di CURZIO MALTESE
ROMA -ROMA - "Il Paese non può assistere da spettatore indifferente a notizie sconvolgenti che in altre democrazie sarebbero priorità assolute. Mettiamo per un momento da parte tutto il resto, la manovra finanziaria e la crisi, Berlusconi e Fini, le questioni interne ai partiti e fermiamoci tutti, destra e sinistra, a riflettere sulle parole di Piero Grasso. Si, i galantuomini di destra e di sinistra, perché in ballo ci sono i fondamentali della democrazia. C'è davvero un pezzo dello Stato dietro la morte di Falcone e Borsellino, le stragi del '92 e '93? Se é così, che cosa c'è di più importante da chiarire ora e subito?". La denuncia di Walter Veltroni arriva dopo quella scioccante del procuratore antimafia Piero Grasso: "Nel '93, Cosa nostra ha avuto in subappalto una vera e propria strategia della tensione" "Le stragi furono organizzate anche da pezzi dello Stato per aiutare una nuova forza politica".
Davanti a rivelazioni così sconvolgenti, la prima reazione dei cittadini è chiedersi: fin dove si parla di fatti accertati e dove comincia invece la dietrologia?
"Non esiste e non deve esistere alcuna dietrologia. Il procuratore Grasso è del resto uomo assai prudente e responsabile. E ogni informazione andrà vagliata con assoluto rigore. Tuttavia da ciò che emerge le inchieste stanno arrivando alla conclusione che Falcone e Borsellino sono stati uccisi, con e attraverso la mafia, almeno con la attiva collaborazione di un'entità esterna. Se un pezzo dello Stato ha materialmente preparato la 126 imbottita d'esplosivo che ha provocato la strage di via D'Amelio dopo aver organizzato il fallito attentato a Falcone all'Addaura, se davvero funzionari dello Stato hanno eliminato due giudici coraggiosi e i loro colleghi delle scorte saremmo di fronte a qualcosa di enorme...".
É il racconto dei pentiti o esistono riscontri oggettivi per dire che quelle del '92 e '93 non erano soltanto stragi di mafia?
"Non erano sicuramente soltanto stragi di mafia. Anzi, sulla base delle inchieste, non si dovrebbe neppure più chiamarle in questo modo. Sono stragi di un anti Stato, che era o forse è annidato dentro e contro lo Stato".
"Fermiamoci tutti a riflettere, galantuomini di destra e di sinistra, sulle parole del procuratore Grasso"
Era o è? Attilio Bolzoni ha scritto ieri che la procura di Caltanissetta avrebbe identificato il misterioso "signor Franco", l'uomo dei servizi di cui parla il figlio di Vito Ciancimino, presente in tutte le stragi, da Capaci ai Georgofili. Ed è un alto dirigente dei servizi ancora in attività.
"Già, e per chi lavorava questo signor Franco o altri come lui, che infangano anche il lavoro di uomini dei servizi onesti che rischiano la vita per la sicurezza di tutti? Chi dava gli ordini allora e chi li ha protetti fino a oggi? Chi per vent'anni ha depistato le indagini? Se si risponde a queste domande, si scopre chi ha davvero ordinato le stragi del '92 e '93. La commissione antimafia a giorni presenterà la relazione del Presidente Pisanu sulle stragi. Ma intanto il governo ha il dovere di una risposta al paese. Si pronuncino come credono, anche dicendo che Grasso si sbaglia, ma non devono continuare a tacere. Non si tratta soltanto di chiarire il passato, ma anche di prevenire il possibile ripetersi di queste strategie eversive nel futuro".
Che cosa vuol dire, esiste il rischio di altre stragi, qui e oggi?
"Non ho certo notizie, ma faccio un ragionamento storico. Questa entità che ha ordinato le stragi del '92 e '93 è la stessa che è sempre scesa in campo nelle fasi di transizione. É la stessa di piazza Fontana e di piazza della Loggia, dell'attentato alla Questura di Milano del finto anarchico Bertoli, del rapimento Moro? Se non è così, non si capisce quale potere abbia potuto mettere insieme in tutte queste storie di sangue cose in apparenza tanto distanti come l'estremismo di destra e le Br, i servizi segreti e la P2 e la banda della Magliana e forse anche pezzi di terrorismo di sinistra. Questo grumo di interessi che interviene ogni volta per orientare la storia con colpi di mano, con la violenza delle stragi, è intervenuto l'ultima volta nel '92 e '93, all'alba della seconda repubblica. Ora è di nuovo un momento difficile: una grave crisi finanziaria, l'esaurirsi di una fase politica, la difficoltà dei partiti e delle istituzioni".
Si può definire quello che è accaduto nel '92-'93 una specie di golpe?
"Insomma, parliamoci chiaro. Lei crede che Totò Riina fosse davvero il capo della mafia? Una mafia che fa girare 130 miliardi di euro all'anno? Lei crede che Riina o Provenzano avessero mai sentito parlare nella vita del Velabro e dei Georgofili? É pensabile che la mafia, con i suoi codici secolari, abbia adottato per la prima volta dopo Portella Della Ginestra il linguaggio terroristico delle stragi senza una ragione forte, politica?"
Qual era l'obiettivo politico degli attentati?
"Erano i giorni di Tangentopoli, della fine dei partiti della Prima Repubblica, della svalutazione della lira. Da quel terremoto si stava uscendo con il governo Ciampi. Ciampi s'insedia nell'aprile del '93. Il 27 maggio c'è l'attentato di Firenze, il 27 luglio quelli di Milano e Roma. Poi c'è il fallito attentato allo stadio Olimpico, contro i carabinieri. E poi le stragi finiscono. Perché? Le domande sono due e la risposta, temo, una. Perché la mafia comincia a fare le stragi? Perché la mafia smette di fare le stragi?"
Grasso dice perché era nata la nuova forza politica destinata a prendere in mano il Paese e garantire gli interessi di sempre.
"Un altro aspetto che si sottovaluta è che quelle bombe sono annunciate. E non dalla mafia, ma da ambienti della politica e dei servizi. Il 6 marzo del '92 Elio Ciolini, piduista con un passato nei servizi, annunciava l'imminenza di "altre bombe, altre stragi". IL 22 maggio del '92, alla vigilia di Capaci, Vittorio Sbardella parlava a un'agenzia del timore di "un'altra strategia della tensione", di un prossimo "colpo grosso"...".
Lei in campagna elettorale chiese alla mafia di non votare per il Pd. Nella stessa campagna, a una settimana dal voto, Berlusconi definì eroico il boss mafioso Mangano. Lo stesso premier che oggi attacca Saviano e con la legge sulle intercettazioni, a parere del governo statunitense, ostacola la lotta alla mafia.
"Io non faccio ipotesi, sto ai fatti. Chiedo soltanto che Berlusconi e il governo non tacciano, che rispondano. La lotta alla mafia non è questione di parte, è il tema bipartisan per eccellenza. Aggiungo, sempre in base ai fatti, che un giudice ha scritto che il presidente del consiglio ha ascoltato personalmente le intercettazioni riguardanti Piero Fassino, all'epoca segretario dei Ds, e invece di chiamare la procura le ha passate al suo giornale di famiglia perché ne facesse un uso politico. La stessa procedura, più o meno, ha seguito nel caso di Piero Marrazzo. Ma com'è possibile che una notizia come questa passi nell'indifferenza? Il Watergate che costò la presidenza a Nixon era meno di questo. Dobbiamo sperare che le indagini ci dicano che nessuno di questi sospetti è reale. Ma se lo sono davvero la storia d'Italia e il suo futuro possono cambiare.".
Edit:
Aggiorno questo post con un'altra intervista davvero "pesante", rilasciata dall'ex-presidente della Repubblica Ciampi, Presidende del consiglio all'epoca delle stragi.
Ciampi: "La notte del '92 con la paura del golpe"
Parla l'ex presidente della Repubblica: "Alle quattro di notte parlai con Scalfaro al Quirinale e gli dissi 'dobbiamo reagire'. Grasso dice cose giuste"di MASSIMO GIANNINI
Carlo Azeglio Ciampi
ROMA - "Non c'è democrazia senza verità. Questo è il tempo della verità. Chi c'è dietro le stragi del '92 e '93? Chi c'è dietro le bombe contro il mio governo di allora? Il Paese ha il diritto di saperlo, per evitare che quella stagione si ripeta...". Dopo la denuncia di Piero Grasso 1, dopo l'appello di Walter Veltroni 2, ora anche Carlo Azeglio Ciampi chiede al governo e al presidente del Consiglio di rompere il muro del silenzio, di chiarire in Parlamento cosa accadde tra lo Stato e la mafia in uno dei passaggi più oscuri della nostra Repubblica.
L'ex presidente, a Santa Severa per un weekend di riposo, è rimasto molto colpito dalle parole del procuratore nazionale antimafia, amplificate dall'ex leader del Pd. E non si sottrae a una riflessione e, prima ancora, a un ricordo di quei terribili giorni di quasi vent'anni fa. "Proprio la scorsa settimana ho parlato a lungo con Veltroni, che è venuto a trovarmi, di quelle angosciose vicende. E ora mi ritrovo al 100 per cento nei contenuti dell'intervista che ha rilasciato a "Repubblica". Quelle domande inevase, quel bisogno di sapere e di capire, riflettono pienamente i miei pensieri. Tuttora noi non sappiamo nulla di quei tragici attentati. Chi armò la mano degli attentatori? Fu solo la mafia, o dietro Cosa Nostra si mossero anche pezzi deviati dell'apparato statale, anzi dell'anti-Stato annidato dentro e contro lo Stato, come dice Veltroni? E perché, soprattutto, partì questo attacco allo Stato? Tuttora io stesso non so capire... ".
Il ricordo di Ciampi è vivissimo. E il presidente emerito, all'epoca dei fatti presidente del Consiglio di un esecutivo di emergenza, che prese in mano un Paese sull'orlo del collasso politico (dopo Tangentopoli) e finanziario (dopo la maxi-svalutazione della lira) non esita ad azzardare l'ipotesi più inquietante: l'Italia, in quel frangente, rischiò il colpo di Stato, anche se è ignoto il profilo di chi ordì quella trama. "Il mio governo fu contrassegnato dalle bombe. Ricordo come fosse adesso quel 27 luglio, avevo appena terminato una giornata durissima che si era conclusa positivamente con lo sblocco della vertenza degli autotrasportatori. Ero tutto contento, e me ne andavo a Santa Severa per qualche ora di riposo. Arrivai a tarda sera, e a mezzanotte mi informarono della bomba a Milano. Chiamai subito Palazzo Chigi, per parlare con Andrea Manzella che era il mio segretario generale. Mentre parlavamo al telefono, udimmo un boato fortissimo, in diretta: era l'esplosione della bomba di San Giorgio al Velabro. Andrea mi disse "Carlo, non capisco cosa sta succedendo...", ma non fece in tempo a finire, perché cadde la linea. Io richiamai subito, ma non ci fu verso: le comunicazioni erano misteriosamente interrotte. Non esito a dirlo, oggi: ebbi paura che fossimo a un passo da un colpo di Stato. Lo pensai allora, e mi creda, lo penso ancora oggi... ".
Resta da capire per mano di chi. Su questo Ciampi allarga le braccia. "Non so dare risposte. So che allora corsi come un pazzo in macchina, e mi precipitai a Roma. Arrivai a Palazzo Chigi all'una e un quarto di notte, convocai un Consiglio supremo di difesa alle 3, perché ero convinto che lo Stato dovesse dare subito una risposta forte, immediata, visibile. Alle 4 parlai con Scalfaro al Quirinale, e gli dissi "presidente, dobbiamo reagire". Alle 8 del mattino riunii il Consiglio dei ministri, e subito dopo partii per Milano. Il golpe non ci fu, grazie a dio. Ma certo, su quella notte, sui giorni che la precedettero e la seguirono, resta un velo di mistero che è giunto il momento di squarciare, una volta per tutte". La certezza che esponeva ieri Veltroni è la stessa che ripete Ciampi: non furono solo stragi di mafia, ed anzi, sulla base delle inchieste si dovrebbe smettere di definirle così. Furono stragi di un "anti-Stato", ancora tutto da scoprire. E come Veltroni anche Ciampi aggiunge un dubbio: perché a un certo punto, poco dopo la nascita del suo governo, le stragi cominciano? E perché, a un certo punto, dopo gli eccidi di Falcone e Borsellino, le stragi finiscono? Perché la mafia comincia a mettere le bombe? Perché la mafia smette di mettere le bombe?
È lo scenario ipotizzato dal procuratore Grasso: gli attentati servirono forse a preparare il terreno alla nascita di una nuova "entità politica", che doveva irrompere sulla scena tra le macerie di Mani Pulite. Un "aggregato imprenditoriale e politico" che doveva conservare la situazione esistente. Quell'entità, quell'aggregato, secondo questo scenario, potrebbe essere Forza Italia. Nel momento in cui quel partito si prepara a nascere, e siamo al '94, Cosa Nostra interrompe la strategia stragista. È uno scenario credibile? Ciampi non si avventura in supposizioni: "Non sta a me parlare di tutto questo. Parlano gli avvenimenti di quel periodo. Parlano i fatti di allora, che sono quelli richiamati da Grasso. Il procuratore antimafia dice la verità, e io condivido pienamente le sue parole".
Per questo, in nome di quella verità troppo a lungo negata, l'ex capo dello Stato oggi rilancia l'appello: è sacrosanto che chi sa parli. Ed è sacrosanto, come chiede Veltroni, che "Berlusconi e il governo non tacciano", perché la lotta alla mafia non è questione di parte, "ma è il tema bipartisan per eccellenza". Si apra dunque una sessione parlamentare, dedicata a far luce su quegli avvenimenti. Perché il clima che si respira oggi, a tratti, sembra pericolosamente rievocare quello del '92-'93. Ciampi stesso ne parlerà, in un libro autobiografico scritto insieme ad Arrigo Levi, che uscirà per "il Mulino" tra pochi giorni. "Lì è tutto scritto, ciò che accadde e ciò che penso. Così come lo riportai, ora per ora, sulle mie agende dell'epoca... ". Deve restare memoria, di tutto questo. Ma insieme alla memoria deve venir fuori anche la verità. "Perché senza verità - conclude l'ex presidente della Repubblica - non c'è democrazia".
This post has been edited by Simone: 29 May 2010 - 12:23 PM
#400
Posted 30 May 2010 - 12:12 PM
Non amo parlare di politica, perché non ne capisco molto, ma quello che sta succedendo và ben oltre la politica. Il mio è un pensiero tra me e me, lo riporto giusto per parlare: ho l'impressione che tra un po' il Presidente Del Consigio perderà il suo posto. Non sta rappresentando esttamente quella che è l'italia sta litigando pian piano con tutti, anche i membri del suo partito. Anche chi era con lui (Fini) non ci stà, e non è l'unico caso. Non sono di destra o di sinistra in questo discorso, ma se quel buon signore non ci rappresemta più come una volta, non può governarci.

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nella vita non è importante se si sbaglia, quanto il coraggio di tentare...

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